Caro regista,

tutta l’Italia nelle ultime settimane ha combattuto il coronavirus. Il test più difficile dal dopoguerra. Soprattutto il Nord – in particolare Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna – oggi paga un prezzo molto alto, troppo alto.

Per giorni sui giornali, siamo stati costretti a leggere intere pagine di necrologi. E sicuramente non potremo più cancellare dalla memoria le immagini di veicoli militari che trasportano le bare del defunto bergamasco. La morte di molti dei nostri concittadini è un dolore che, sfortunatamente, continua ad accadere ogni giorno. Numeri non freddi, quelli che piangiamo sono persone con un nome, un cognome, una storia. Sono storie di famiglie che perdono i loro affetti più cari e alle quali esprimo la mia vicinanza condivisa ed emotiva e quella del governo nel suo insieme.

Nel tuo diario, racconta quotidianamente le pagine della storia della tua comunità ferita. Il contributo responsabile che il sistema informativo fornisce merita di essere sottolineato pubblicamente. Soprattutto, i giornali locali – quelli che conoscono meglio il tessuto sociale del loro territorio – si distinguono come ancore su cui il paese si affida in questi momenti di perplessità.

Voglio essere sincero, come lo sono sempre stato dal primo giorno di questa emergenza: è ancora troppo presto per dire quando emergeremo. Le misure adottate finora su consiglio del comitato tecnico scientifico, come ho già detto, richiedono del tempo prima che possano manifestarsi. Ciò che tutti dobbiamo fare ora, nessuno è escluso, è continuare a seguire le regole, con pazienza, responsabilità e fiducia. È un gesto di altruismo anche per i propri cari, per le persone più fragili e vulnerabili. Più che mai, coloro che restano a casa hanno la possibilità di contribuire concretamente al raggiungimento del “bene comune”.

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In verità, sono consapevole che stare a casa per molto tempo non è facile. Ma è un sacrificio minimo rispetto agli straordinari sforzi di molti dottori e infermieri nelle trincee che mettono in pericolo la propria vita per salvare quella degli altri. A coloro che sono attualmente nel reparto, in ospedale, in un’ambulanza o semplicemente a casa, sfiniti da un lungo turno, affido il mio pensiero più riconoscente, che unisce – ne sono certo – quello di tutto italiano.

Non perdiamo le difficili condizioni in cui operano, non le abbiamo mai ignorate e non intendiamo volgere gli occhi dall’altra parte. Con i ministri, con il capo della protezione civile Borrelli e con il commissario Arcuri, lavoriamo giorno e notte per affrontare e superare queste difficoltà.

I contatti con le strutture sanitarie e le autorità locali, principalmente i presidenti regionali, sono costanti. Nelle prossime ore arriveranno nuovi dottori e infermieri in tutta la Lombardia e nelle altre province più colpite, come Piacenza. Tra questi, ci saranno anche i numerosi medici che, provenienti da tutta Italia, si sono uniti al gruppo di lavoro creato dal governo.

Stiamo migliorando le strutture ospedaliere esistenti e attivandone di nuove. Sarà lo stesso per gli ospedali di Brescia, Cremona, Piacenza e per tutti gli altri ospedali in situazioni di emergenza.
A Bergamo sarà presto operativo l’ospedale da campo dell’associazione alpina nazionale. E anche a Bergamo la scorsa settimana, 27 medici e 4 infermieri militari hanno già prestato servizio presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Anche il numero di maschere e dispositivi di protezione individuale distribuiti dagli operatori sanitari è in aumento. Decine di aziende italiane stanno convertendo la loro produzione per rispondere all’emergenza. Stiamo facendo tutto il possibile per aumentare ulteriormente i luoghi di terapia intensiva nelle aree più colpite della Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e per ottenere nuovi ventilatori polmonari, respiratori e macchine. In Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, dall’inizio dell’emergenza ai giorni nostri, siamo riusciti ad aumentare i posti in terapia intensiva rispettivamente del 141%, 167% e 135%. Non è ancora abbastanza, ne sono consapevole, ma speriamo che questo supporto – a cui altri seguiranno – sarà in grado di alleviare almeno un po ‘lo sforzo dei nostri medici e infermieri che lottano instancabilmente nei servizi ospedalieri e nei laboratori dei centri di ricerca. aiutandoli a salvare vite.

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In questi giorni sento i sindaci di Bergamo, Brescia, Cremona e Piacenza, che sono anche in prima linea, come molti sindaci di tutta Italia che, con coraggio e determinazione, affrontano questo test sempre a fianco dei loro concittadini. Ho chiesto informazioni sulle sfide affrontate dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie, che stiamo aiutando a sostenere con l’aumento dei permessi di lavoro e l’introduzione di congedi speciali. Prestiamo inoltre la massima attenzione agli anziani nelle case di riposo, in modo che non vengano lasciati soli.

Ai sindaci ho ringraziato sinceramente tutti coloro che, attraverso il loro lavoro, garantiscono i beni e i servizi essenziali per la nostra comunità: lavoratori, cassieri e cassieri nei supermercati, vettori stradali, farmacisti, ufficiali delle forze armate pompieri.

L’intero governo, l’intera squadra di ministri è al loro fianco per aiutarli, supportarli e aiutarli a superare questo momento difficile e riavviare la nazione. Interveniremo con misure straordinarie per rilanciare l’economia, utilizzeremo tutti gli strumenti utili per sostenere le imprese, le famiglie, anche i lavoratori autonomi e tutti i settori di attività maggiormente colpiti dall’emergenza. In modo che alla fine di questa emergenza, tutta l’Italia, e con essa il Nord, motore del Paese, possano tornare più forti di prima.

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